La meditazione secondo Patañjali
La meditazione secondo Patañjali
Nel commento di Vyāsa al primo sūtra del Pātañjalayogaśāstra, viene detto che lo stato di Samādhi è lo Yoga.
Per Samādhi si intende una condizione di 'vuoto mentale' in cui ci si percepisce uniti alla propria coscienza, completamente assorbiti nell'oggetto di meditazione; è uno stato in cui la mente diviene priva di forma propria e si acquieta completamente.
Nel Pātañjalayogaśāstra, il Samādhi è quello stato che precede la liberazione (Kaivalya), l'isolamento finale del praticante, ovvero quando egli comprende la reale natura delle cose ed emerge solo il puro senso di esserci.
Patañjali ci indica che, per la maggior parte delle persone, il Samādhi (e quindi lo Yoga) è una condizione che si raggiunge attraverso un percorso graduale, in cui la meditazione è tra i gradini più alti. Si parte con una serie di atteggiamenti e comportamenti etici e morali; si porta la pratica ad un livello sempre più profondo, fino ad arrivare agli ultimi tre stati interni: Dhāraṇā, Dhyāna e Samādhi.
Dhāraṇā - concentrazione: consiste nel fissare la mente su un oggetto di meditazione a propria scelta e nel riportarla continuamente lì ogni volta che si distrae.
Dhyāna - meditazione: inizia quando la Dhāraṇā diventa continua e stabile, senza deviazioni mentali verso altri oggetti.
La differenza tra dhāraṇā e dhyāna non è di natura, ma di grado di profondità, e per il Samādhi è lo stesso: è un'evoluzione della concentrazione stabile.
Dhāraṇā, Dhyāna e Samādhi operano direttamente sulla mente, essi non rappresentano pratiche separate, ma tre momenti di approfondimento progressivo di un’unica esperienza meditativa chiamata saṁyama. Questa esperienza ha come scopo la stabilizzazione dell’attenzione e, infine, l’assorbimento meditativo, raggiunto attraverso la disciplina.
La mente non è più distratta, né rivolta verso altri oggetti. Ciò che rimane è la luce pura della coscienza, che emerge senza le sovrapposizioni o interpretazioni mentali che caratterizzano i gradi precedenti della pratica.
Può sembrare strano, ma praticare è più semplice di quanto sembri. Tutti noi possiamo sperimentare Dhāraṇā e a volte si cade nella Dhyāna, anche solo per pochi istanti, spesso senza rendercene conto.
Lo Yoga è il Samādhi, ma lo Yoga è anche il mezzo per realizzare il Samādhi e, anche se non lo raggiungeremo, il gioco vale la candela...
Praticare con atteggiamento di ascolto rivolto al proprio interno è profondamente Yoga, ed è un lavoro di pulizia enorme; porta a vedere la vita e i suoi fenomeni impermanenti in una luce diversa, riconoscendoli per come sono, senza cadere nell'inganno di pensarli eterni. Conduce a maggior risolutezza, consapevolezza, beatitudine per ciò che si è e che si ha, e profonda pace.
"Non sapendo quanto vicina sia la Verità,
gli uomini la cercano lontano...
sono simili a colui che, in mezzo all'acqua,
chiede così implorantemente da bere." D. T. Suzuki